13 set 2013

Moda: significato di "Khasma-Mano di Fatima"

Care amiche, come avrete notato, quest'estate le fantasie etniche sono state una delle tendenze che ha più spopolato su leggins e t-shirt soprattutto, ma anche su borse e accessori. E come tutte le tendenze che nel giro di pochissimo tempo raggiungono l'apice, in altrettanto breve tempo vengono dimenticate sul fondo dell'armadio! Eppure questa ventata etnica ha portato con sè, nel mondo occidentale, un simbolo medio-orientale davvero interessante: la Mano di Fatima che sicuramente avrete notato su braccialetti, collane e anelli dal sapore orientale, magari l'avrete anche acquistato convinte che portasse fortuna, ma siamo sicuri di conoscerne il significato?
 Dunque, si tratta di un simbolo sia musulmano che ebraico.
Secondo il mito musulmano Fatima, figlia di Maometto, era sposata con un uomo che amava profondamente. Un giorno però costui tornò a casa accompagnato da una concubina, il che è assolutamente coerente con la pratica poligamica araba, mentre Fatima stava mescolando con il mestolo una pietanza che bolliva in pentola. La donna, nel vedere il marito con un'altra donna provò un forte dolore, lasció cadere il mestolo nella pentola e continuò a mescolare ignara di ciò con la mano nuda, non provando alcun dolore a causa della maggiore sofferenza arrecata dal marito. Solo quando quest'ultimo glielo fece notare si rese conto del bruciore, ma seguì ugualmente la coppia spiandola di nascosto. Secondo la credenza, una lacrima cadde dal volto di Fatima sfiorando il marito, questi rendendosi conto del grande amore della donna si convinse a rinunciare alla concubina.
Secondo la cultura ebraica questo simbolo è chiamato "Mano di Miriam", il termine Hamesh vorrebbe dire "Cinque", come cinque sono i libri sacri e avrebbe significato appunto sacro collegato a Dio.
Oggi questo simbolo, utilizzato come ciondolo su gioielli e portachiavi, rappresenta un amuleto magico che ha valore universale di protezione e di salvaguardia rispetto al malocchio.
Se fino a qualche tempo fa potevamo averlo come souvenir dei Paesi orientali, oggi se ne trovano con estrema facilità in commercio, ad esempio su Asos.
Felice shopping portafortuna!:)
Cristina 

Asos.it

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27 ago 2013

Recensione "Novecento" di Alessandro Baricco

Buongiorno a tutti e ben trovati. Sono sempre io, Nicole, oggi venuta a parlarvi non di leggende, come nei due post precedenti, ma di un libro che mi ha conquistato l'anima e che, nei momenti di sconforto, ho letto e riletto come una disperata. Il libro è Novecento, di Alessandro Baricco. 

Titolo: Novecento

Autore: Alessandro Baricco
Editore: Feltrinelli/Universale Economica
Prezzo: 5.00 €
Pagine: 62
Genere: Teatro
ISBN: 88-07-81302-5




Trama:


Il libro racchiude la storia, raccontata dall'amico suonatore di tromba, sotto forma di monologo di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, pianista sul transatlantico Virginian. Abbandonato sulla nave da emigranti, viene allevato da uno dei macchinisti. I suoi elementi naturali diventano il transatlantico, il mare e la musica. Non è mai sceso a terra e vive ed esiste solo sul Virginian, dove presto diventa un pianista di successo. Anche se non ha mai visto mare e porti, viaggia moltissimo, con la fantasia, carpendo notizie dai passeggeri che incontra. A trentadue anni decide di scendere a terra, ma all'ultimo momento Novecento ci ripensa e corre a rifugiarsi nell'antro della nave.

Recensione (se così si può definire):

Dunque, partiamo dal presupposto che Novecento non nasce come romanzo, ma come sceneggiatura teatrale per Eugenio Allegri, con la regia di Gabriele Vacis, in seguito venne pubblicato come romanzo, sebbene la forma non avesse subito grandi modifiche. Dal monologo teatrale venne tratto anche un film: "La leggenda del pianista sull'oceano", che ha visto come regista Tornatore e come che protagonisti Tim Roth, nei panni di Novecento, e Pruitt Tylor Vince in quelli di Max Toney.

Come avete potuto intuire dalla piccola trama, la narrazione avviene per bocca di Max Toney, migliore amico di Novecento, il quale racconta – in seguito alla notizia della futura distruzione del Virginian – la storia di Novecento e di come la loro amicizia fosse nata.
Così racconta di come Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, fosse stato abbandonato sul pianoforte della prima classe e di come tutti quelli che fossero impiegati su quella nave cominciarono a prendersi cura di quel piccolino, in seguito si scoprirà il suo talento per il pianoforte, talento che lo porterà ad essere conosciuto, anche sulla terraferma, come uno tra i più grandi pianisti in circolazione. Novecento, che al termine della storia ha più di trent'anni, non scende mai dalla nave, resta sempre lì sopra considerando la nave e il mare come la propria casa.
Questo monologo, a tratti divertente e a tratti malinconici, viene spesso considerato come uno tra i lavori che più rappresentano l'autore per quanto riguarda lo stile narrativo; Novecento rappresenta, a mio parere, l'apoteosi del linguaggio quotidiano e parlato, una narrazione semplice nel linguaggio, come un flusso di pensieri che, per bocca di Max Toney, escono fuori nel più semplice dei modi. Per ciò che mi riguarda, l'ho considerato più complesso per i molteplici spunti di riflessione che lancia.
Non ho mai trovato in così poche pagine così tanti pensieri, così tante riflessioni, elaborate in maniera semplice e magistrale.
Novecento è una storia, considerata da me, un po' da sogno; nel protagonista si può trovare un'ingenuità frutto di quel suo vivere sempre sulla nave. È privo di malizia e per questo vede il mondo in maniera del tutto nuova e diversa.


Sapeva ascoltare, e sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso.

Questa è una delle citazioni che più mi hanno colpito, oltre a possedere qualcosa che a me risulta poetico, una poesia fuori dai comuni canoni, sintetizza efficacemente la personalità di Novecento; si parla di un individuo ingenuo, privo di malizia, rinchiuso in una bolla, che è il Virginian, e dalla quale si rifiuta di scendere, ma non è stupido. È un idealista, un sognatore, una persona piena di idee, rivoluzionario nel suo piccolo – si ribella al comandante della nave, fa un po' quel che vuole –. Non conosce la cattiveria, la malignità. 

È un uomo puro, forse un po' codardo quando sceglie di non scendere per andare sulla terraferma, ma la medesima scelta lo fa apparire pazzamente coraggioso alla fine. Possiede una sua logica che gli permette di intendere il mondo e le persone che lo abitano in maniera diversa.


Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto.

E ha ragione, si fa fautore di una filosofia priva di cattiveria, una linea di principio che vede solo il bene, in cui tutto è semplice, finito e lineare.

Accanto a lui, come già precedentemente detto, si trova Max Toney, trombettista della band, migliore amico di Novecento. Possiamo considerarlo un po' il suo grillo parlante, anche se un grillo parlante al contrario. Max rappresenta quella razionalità comune del mondo che si incontra in qualche modo con i pensieri di Novecento e lui lo cambia. Max afferma che ha perso tutto, in un certo momento del racconto, ma l'unica cosa che ha tenuto ben chiaro e con sé è la storia di Novecento e l'amicizia che lui gli aveva regalato. Novecento è una storia unica. Sul serio, non ho mai trovato una storia che per originalità e stile possa essere paragonata a questa. Le parole si incastrano dentro, rivoluzionano un po' il mondo che ci circonda, fanno un po' sognare e un po' soffrire, e alla fine sorridere.
Novecento è una storia di vita, forse surreale, siete legittimati a fare un pensiero simile, ma comunque una storia di vita meravigliosa. È una storia di amicizia e passione, di sogni anche e scelte, non importa se belle o brutte. È una storia da brividi lungo la spina dorsale e da lacrime trattenute alla fine.Ho amato questa storia, perché mi ha dato la conferma che l'amicizia non sfuma anche se a chilometri e anni luce di distanza, me lo ha dimostrato Max alla fine.

Non so bene cos'altro dire, mi sembra di aver detto tutto e di non avere detto niente allo stesso tempo, posso consigliarvi vivamente queste sessantadue pagine, saranno meravigliose, ve lo assicuro.Di seguito vi lascio, come chicca, la locandina del film, anche quella visione sarà tempo ben speso, ve lo assicuro, e il trailer.

Spero di non avermi annoiato.
A presto, Nicole.

Locandina




26 ago 2013

F/W 2013-2014: i colori di tendenza.

Care amiche amanti della moda,
che lo vogliamo o no la stagione estiva è agli sgoccioli e a breve si tornerà, purtroppo, alla solita routine studio/lavoro. Per abbattere il grigiore di quei giorni tristi possiamo iniziare a pensare allo shopping della prossima stagione, molti negozi presentano già la collezione F/W 2013-14! Per essere cool quest'anno dovremo dire addio a tutte le "50 sfumature di grigio"! Piuttosto a rendere glam la nostra stagione fredda saranno il viola, che torna alla ribalta, il verde in tutte le sue gradazioni: dal bottiglia, al militare, al verde bosco e infine il rosso nella sua versione più regale: il bordeaux. Resiste inoltre come sempre, in ogni tempo e in ogni luogo, la classica accoppiata "black&white". Salutate la nuova stagione scegliendo questi colori sia per gli abiti che per gli accessori per vivere un inverno da passerella!
Allego una carrellata di foto per non sbagliare ;)
Cristina



Armani Jeans
Silvian Heach

Slippers Liu-jo





Borsalino










Mulberry
Elisabetta Franchi
Elisabetta Franchi

19 ago 2013

La leggenda della zarina Anastasia

Bongiorno a tutti e ben trovati, sono sempre io, la vostra Nicole; mi auguro che abbiate passato un buon ferragosto, che le vacanze vi abbiano rimesso in sesto e che domani siate pronti per tornare alla solita routine di sempre, se già non lo avete fatto... e nel caso in cui facciate parte di quella categoria di persone, così fortunate, da avere ancora giorni di ferie a disposizione – non temete – finiranno anche per voi. Anyway, ferragosto a parte, sono qui per parlarvi di un periodo storico e di un personaggio, in particolar modo, sepolto tra la storia e la leggenda. Di chi parlo? Della zarina Anastasija Nikolaevna Romanova, o più comunemente nota come la principessa Anastasia, figlia minore dello Zar Nicola II, ultimo zar di Russia.
Di certo tutti ricorderete il cartone animato che narra la favola di questa principessa perduta che, dopo varie peripezie, riesce a ricongiungersi con la nonna e si innamora perdutamente del suo salvatore. 
La sua reale storia per molti è favola, per altri sono invece solo semplici speculazioni di qualcuno con una fervida immaginazione, ma in molti si sono soffermati a pensare alla sua storia, di certo drammatica, di una ragazzina vittima degli eventi. Ma partiamo dal principio: ci troviamo nei primi anni del '900, la principessa Anastasia è l'ultima figlia femmina dello zar, dopo di lei c'è il fratello Aleksej, ultimo erede al trono di Russia. Anastasia nasce a Peterhof nel 1901; il padre – nonostante desiderasse un figlio maschio, erede al trono – sceglie di festeggiare la nascita della zarina concedendo l'amnistia a tutti gli studenti incarcerati per aver partecipato ai moti di protesta di San Pietroburgo e Mosca. Da sempre descritta come molto vivace e rassomigliante al padre, una governante ne parla come una delle bambine più carismatiche mai viste. Si narra che fosse l'unica a far sorridere le riservate sorelle maggiori. Nonostante l'allegria e la vivacità, tuttavia, la zarina era cagionevole di salute.
Come le tre sorelle maggiori, Anastasia venne educata in maniera sobria e tranquilla, condivideva la stanza con la sorella Maria, con cui formava la piccola coppia. Ricevette, a partire dall'età di otto anni, un'educazione in casa, studiando francese, tedesco, inglese, storia, geografia, grammatica e aritmetica. Visse la prima guerra mondiale in prima persona; con lo scoppio del conflitto, infatti, una stanza del palazzo venne adibito a ospedale e, se la madre e le due sorelle maggiori si apprestavano come infermiere per la cura dei feriti, Anastasia e la sorella Maria si impegnavano per alleviare il dolore e le sofferenze patite dai feriti, scrivendo, sotto dettatura, delle lettere per loro o leggendo ai feriti. 
Con lo scoppio poi della rivoluzione russa, nel 1917, ha inizio la leggenda. Il 25 Marzo del 1917, Nicola II decide di abdicare in favore del governo provvisorio e si ricongiunge con la famiglia a Carskoe Selo. Tutti i membri della famiglia reale verranno trattati come prigionieri politici.Dopo la salita al potere di Lenin i prigionieri condivisero la prigionia con le guardie rosse, le quali furono colpevoli di numerose angherie nei confronti della famiglia imperiale e del suo seguito. Nella notte tra il 16 e il 17 Luglio del 1918 a causa di un inganno l'intera famiglia reale viene uccisa da un commando dell'esercito, poi i corpi, fatti a pezzi e bruciati, vengono seppelliti in un bosco vicino. Qui partono le disquisizioni sulla sorte di tutti i membri della famiglia Romanov.Per lungo tempo i corpi dei due figli minori dello zar non sono stati scovati, questo ha fatto supporre ai vari storici che la zarina Anastasia e l'erede al trono di Russia, Alessio, potessero essere sfuggiti alla triste sorte toccata al resto della famiglia. 
Tale tesi, soprattutto per quanto riguarda Anastasia, è stata avvalorata dalla continua comparsa di sedicenti pretendenti al titolo di gran duchessa. La più famosa e anche la più accreditata è stata Anna Anderson. Comparsa nel 1920 in un ospedale psichiatrico di Berlino, non riuscì a rivelare la sua identità nei primi tempi, finché non rivelò, a gran sorpresa, di essere la principessa Anastasia, cosa che sostenne fino alla sua morte. Anna Anderson poteva vantare una notevole somiglianza con la zarina Anastasia, nonché la comunanza di alcuni difetti fisici. La donna cominciò una serie di battaglie legali, volte a riottenere il ruolo che affermava le competesse, sebbene non le fu mai riconosciuto il titolo gran duchessa Anastasia. Quando Anna Anaderson comparve a Berlino, la principessa Irene, moglie del Kaiser di Germania, zia di Anastasia, andò a trovare la presunta nipote, affermando, in seguito, che la donna non poteva, nella maniera più assoluta, essere la nipote Anastasia. La donna, molto malata, morì poi di polmonite nel 1984. A questo punto vi è una strana considerazione da fare. 
Un medico conservò un pezzo di intestino della Anderson, materiale con cui poi si effettuerà il test del DNA che confuterà la tesi della Anderson, ma sorge spontaneo domandarsi: perché un medico conservò un tessuto di Anna Anderson? Il test, poi, venne effettuato comparando il DNA con Filippo di Edimburgo, marito della regina Elisabetta e imparentato con i Romanov; ma perché effettuare il test con lui è non con parenti più prossimi? 
Anna Anderson però non fu l'unica a dichiarare di essere la minore delle figlie di Nicola II.Un'altra donna che ottenne credito, seppur in misura minore rispetto alla Anderson, fu Eugenia Smith, che però non convinse gli antropologi e i grafologi che confrontarono le sue caratteristiche con quelle della zarina.

Nel 1991, con il ritrovamento dei corpi della famiglia imperiale la tesi della sopravvivenza dei due fratelli: Anastasia e Alessio, tornò in auge, in molti credettero, effettivamente, che i due potessero essere sfuggiti all'esecuzione. Tuttavia, nel 2007, vennero rinvenuti due corpi, che in base ai test medici e agli esami del DNA, vennero ricondotti ai due figli minori dello zar (il corpo femminile, sebbene inizialmente fosse considerato quello di Anastasia, venne associato, poi, più probabilmente a quello della sorella Maria), escludendo, quindi, qualsiasi possibilità circa la sopravvivenza di qualche membro della famiglia imperiale. 
Resta il mistero e il fascino di una leggenda simile, la vicenda un po' malinconica e un po' da favola di due eredi al trono (sebbene per legge lo fosse solo Alessio) che forse, per i favori del destino potessero essere sfuggiti alla morte, nascosti chissà dove, a vivere, si spera, una vita dignitosa.
Nonostante il risultato dei test clinici vi è chi, ancora legato a tali leggende, crede che i due corpi ritrovati (nda. che come abbia già detto potrebbe essere quello della zarina Maria e non Anastasia), potrebbero essere due corpi simili per proporzioni ma non i loro, essendo stato particolarmente difficoltoso il riconoscimento.

Be', quale che sia la verità, la storia di Anastasia resta ancora oggi in bilico tra la leggenda e ciò che è realmente accaduto, ufficialmente la famiglia imperiale è stata uccisa la notte tra l 16 e il 17 Luglio del 1918, ma chi può dire che gli storici abbiano ragione, che i corpi siano effettivamente quelli dei figli dello zar? 
Alcuni ancora credono a questa versione e, ammettiamolo, la possibilità che la giovane zarina possa essere rimasta in vita e sfuggita alle barbare esecuzioni stuzzica ampiamente la nostra fantasia.
Alla prossima, carissimi. 
Vostra Nicole

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12 ago 2013

Il Manoscritto di Voynich



Buongiorno a tutti miei cari, mi presento, sono Nicole, quella che per firmarsi una lo pseudonimo. Dunque, all'alba di questo fantastico progetto che con Cristina e F abbiamo deciso di intraprendere, mi sembrava il caso di postare il mio primo articolo su questo blog.
Come potete leggere nel titolo voglio parlavi del manoscritto di Voynich, sono venuta a conoscenza di questo libricino, contenuto adesso a Yale, grazie ad alcune ricerche per una mia nuova storia (?) – sì, son quella che scrive –.
Cercando quindi qualcosa di nuovo e originale che avesse solide basi storiche sono incappata in questa leggenda.
Il manoscritto di Voynich, innanzi tutto, consta di 102 fogli, scritti e disegnati a mano. Il manoscritto è suddiviso in sezioni:

  • Botanica, con disegni di piante sconosciute;
  • Astronomica o Astrologica, con diagrammi che sembrano richiamare stelle e costellazioni;
  • Biologica, con disegni di figure femminili immerse in strani liquidi;
  • Farmacologica, con disegni di fiale a ampolle;
  • E una quinta sezione che rappresenta un indice.

Tra la terza e la quarta sezione è presente un foglio, ripiegato sei volte, in cui sono raffigurati nove medaglioni, raffiguranti stelle, raggiere di petali e fasci di tubi.
Fin qui tutto normale, si potrebbe pensare; invece no. La particolarità di tale manoscritto sta nel fatto che esso rappresenta l'unico esemplare di testo a non essere stato tradotto, l'unico del quindicesimo secolo, oltre al fatto che nonostante gli studi e le ricerche non si è ancora capito a chi appartiene la paternità dell'opera.
Il manoscritto, dal momento della sua comparsa, presumibilmente tra il 1404 e il 1438, è passato di mano in mano, fino a giungere al Collegio Gesuita di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, dove restò fino al 1912.
La datazione, solo presumibile e non certa, ricavata grazie all'esame del carbonio 14, fa presupporre che esso sia stato redatto nel quindicesimo secolo, forse ad arte per truffare l'imperatore Rodolfo II. Ideatore della truffa sarebbe stato Edward Kelley, aiutato dal filosofo John Dee.
Vari tentativi sono stati fatti per la decifrazione di questo testo, il primo a tentare fu William Newbold, il quale – con una pubblicazione del 1921– ipotizzò che il manoscritto potesse essere stato scritto in un latino camuffato, addirittura da Ruggero Bacone (filosofo, scienziato e teologo del 1200, a cui alcuni attribuiscono la paternità dell'opera, sebbene il carbonio 14 abbia confutato tale tesi).
Anche negli anni quaranta vari crittografi cercarono di decifrare il testo, senza ottenere risultati; il manoscritto di Voynich riuscì a resistere anche ai test di decrittazione della marina statunitense.
I tentativi per comprendere qualcosa di tale testo furono numerosi, tanto da portare a varie e interessanti teorie, quali l'aver riconosciuto l'idioma come ucraino privato delle vocali – la traduzione andò avanti per un po' di tempo, non portando però conclusioni soddisfacenti –; la teoria secondo cui il testo fosse riconducibile ai Catari, anche se il testo non riconduceva a nessuna cultura catara; lo studio più interessante però fu quello di William Ralph Bennet, il quale affermò che il testo fosse estremamente semplice, caratterizzato dalla continua ripetitività di lettere e sillabe, tali caratteristiche sono riscontrabili tra le lingue moderne solo nell'hawayano. Inoltre, l'alfabeto utilizzato, oltre a costituire ancora un mistero, e totalmente unico nel suo genere, mai riscontrato in altri linguaggi.
In tempo recenti si è poi ipotizzato che il manoscritto non contenga lettere, ma numeri; un sistema algebrico con messaggi segreti nelle figure.
Esistono varie e fantasiose teorie sulla reale attuazione del manoscritto di Voynich , c'è chi crede sia un trattato di medicina, chi una truffa, con un alfabeto inventato ad arte.
Quale che sia la vera fonte, il vero autore o il significato che tra le pagine di quel manoscritto si cela, il manoscritto resta, ancora ad oggi, uno dei più interessanti e sorprendenti misteri della storia.
Cosa si cela? 
Qual è il vero significato di quelle figure?
Ancora nessuno è riuscito a rispondere a tali domande.

Alla prossima, la vostra appassionata di misteri, Nicole.

Fonti: Wikipedia, www.cropfiles.it


07 ago 2013



Forever 21: impressioni e opinioni.


Salve a tutte ragazze! Nel mio primo post su questo blog (trovate la presentazione qui: http://leragazzedelcafe64.blogspot.it/p/staff.html) vorrei parlarvi di forever21: un brand americano con negozi sparsi in tutto il mondo, ovviamente ad eccezione che in Italia! Sempre fortunate noi!;)
Comunque da qualche anno è possibile per noi sfortunatelle ovviare a tale problema acquistando direttamente dal sito, il che è  davvero semplicissimo! Proprio qualche settimana fa ho effettuato un ordine per avere un abito che mi ha rubato il cuore (!è stato amore a prima vista!) e quindi dopo aver avuto esperienza diretta posso esprimere il mio parere.
 In quanto a prezzi, ve ne accorgerete facendo un giro sul sito, sono veramente bassi, in media i vestiti costano sui 20,00 euro. La qualità dei tessuti è media, sicuramente superiore a catene come "H&M" o "Tally Weijl", ottimo il rapporto qualità-prezzo! Il sistema delle taglie è organizzato distinguendo tra "xsmall, small, medium e large" che corrispondono in modo attendibile alle nostre "XS,S,M,L". Per quanto riguarda le spedizioni queste sono gratuite per ordini superiori a 75,00 euro, al di sotto di tale cifra per l'Italia il costo richiesto è di 6,00 euro. E' un prezzo ottimo considerando l'efficienza del servizio: tracciabilità, così non vi è nessun rischio di perdita del pacco, e velocità. In conclusione la mia esperienza è stata positivissima, in attesa di nuovi acquisti vi mostro qualche foto del mio abito e aspetto anche vostri commenti e testimonianze, per chi invece volesse risolvere qualche dubbio non esitiate a contattarmi!
Buono shopping a tutte, care amiche e...al prossimo acquisto!
Cristina